Nicolò Tomaini nasce a Bellano (Lecco) il 23 settembre 1989, frequenta il liceo scientifico e successivamente la facoltà universitaria' di Lettere a Bergamo; si affaccia al mondo della pittura da autodidatta rivisitando in un primo momento le icone chiave dell'arte popolare della cosiddetta "Scuola Romana" di fine anni sessanta, inserendo all'interno dei lavori degli artisti quali Mario Schifano o Tano Festa gli elementi iconografici contemporanei come gli uccellini di Twitter o le "effe" di Facebook. Con le stesse icone ricompone i manifesti politici dei passati regimi ed utilizza gli attuali strumenti di comunicazione quali gli smartphone o i cavi delle antenne satellitari come supporti e installazioni per i suoi dipinti.

NICOLO' TOMAINI

Da alcuni decenni è in atto una sovversione profonda del linguaggio: icone e simboli sono IMMAGINI, che però rimandano a parole, o a concetti. La Pop Art ha lavorato in modo critico su marchi e insegne; eppure segnaletiche, lettere e disegnini permeano ancora il nostro quotidiano, dal macro-paesaggio urbano ai desktop dei nostri computer. Tomaini lavora da tempo su questa “crisi del linguaggio”; la sua opera talvolta la irride, o la esalta. Ha trasformato La F di Facebook in una svastica, l’uccellino di Twitter in un (ancor) più disturbante leitmotiv, allestendo uno spettacolo di segni degradati dagli stessi concetti che veicolano, dalla loro ridondanza. Tomaini ne denuncia l’onnipresenza con leggerezza , raggiungendo un equilibrio tra forma e contenuto che un tempo era proprio di alcune leggiadre immagini pubblicitarie.

I lavori recenti di Tomaini hanno spostato la sua sfera di indagine in ciò che forse è il vero fulcro contemporaneo dello scontro tra immagine e parola: il cellulare, nel suo modello più simbolico e identificabile. Quello che più rapidamente divora la realtà e la converte in tecnologia; quello che fa le foto, che si “connette”, che con un semplice tocco del dito ingloba tramonti e frasi d’amore e li incanala nel tormento degli algoritmi (nuova grammatica segreta del mondo).L’artista attacca al cuore questa scatola magica dell’uomo moderno, che ha soppiantato la televisione: ma non cerca di romperla o di oltraggiarla. La guarda e ce la fa guardare, liberandola dalla funzione (che forse è ancora l’unico modo di apprezzare la forma di un orinatoio o di un macinino da caffè).

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